Comunicazione aumentativa alternativa, come i pittogrammi sostengono linguaggio e comprensione verbale nelle persone autistiche e a quali condizioni funziona.
Tuo figlio capisce quello che gli dici, e tra una consegna e l’altra qualcosa si perde per strada. Oppure parla, e in terapia gli propongono comunque le immagini. La comunicazione aumentativa alternativa lavora esattamente su questo spazio. Non prende il posto della parola, la rende raggiungibile.
Qui la logopedista Katia Rezzonico spiega che cos’è la CAA, perché i pittogrammi funzionano con le persone autistiche, in quali ambiti si applicano e quali condizioni servono perché lo strumento regga nel tempo.
Che cos’è la comunicazione aumentativa alternativa
Per comunicazione aumentativa alternativa si intende l’insieme di conoscenze, di tecniche, di strategie e di tecnologie attivabili per facilitare la comunicazione in soggetti che manifestano una carenza o un’assenza temporanea o permanente nella comunicazione. Aumentativa perché accresce e potenzia le modalità comunicative già presenti. Alternativa perché ricorre a codici sostitutivi del sistema verbale, per esempio le immagini. La definizione arriva da Visconti, Peroni e Ciceri, Immagini per parlare, pagina 51.
Dentro la CAA rientrano pittogrammi, fotografie, disegni, schizzi, scrittura, software e hardware dedicati, puntatori oculari, pulsanti vocali. La scelta dello strumento cambia da persona a persona, perché bisogni e competenze restano unici.
Perché la comunicazione aumentativa alternativa conta nell’autismo
I pittogrammi sono lo strumento che ricorre di più nel mio lavoro. Danno un supporto visivo per comprendere consegne, agende, nuovi apprendimenti. Le persone autistiche incontrano spesso difficoltà nella comprensione del linguaggio verbale, nell’attenzione uditiva e nella discriminazione uditiva. Sono difficoltà che rallentano l’apprendimento, e che si intrecciano con il funzionamento del sistema sensoriale.
Pensa a una ricetta scritta in una lingua che non conosci, con un rumore forte di sottofondo e dieci persone che ti chiamano insieme. Quanto riusciresti a imparare? Adesso pensa alla stessa ricetta spiegata con le immagini. La differenza si vede subito. Il canale visivo arriva prima e resta. Per questo il supporto visivo accompagna sempre la comunicazione con la persona autistica.

In quali ambiti entrano i pittogrammi
Comunicazione non verbale. Fin dalla prima infanzia i pittogrammi rendono possibile una comunicazione efficace. Comunicare non significa parlare. Significa esprimere bisogni e sentimenti, e capire cosa dicono gli altri. Le persone autistiche non verbali hanno bisogno di strumenti per fare scelte, esprimere richieste, rifiutare qualcosa, chiedere aiuto nel momento del bisogno.
Linguaggio espressivo. Mi chiedono spesso perché ricorrere ai pittogrammi con un bambino che parla. Anche chi ha accesso al linguaggio verbale trae beneficio dalla CAA, che sostiene l’apprendimento di nuove strutture frasali, la costruzione di racconti più articolati, l’acquisizione di nuove nozioni e l’ampliamento del lessico.
Comprensione verbale. Con i pittogrammi il bambino autistico vede come si costruisce una frase. Cosa significa portare A, mettere TRA, tagliare CON. Sono elementi centrali della frase che restano spesso fuori dalla comprensione, e renderli visibili cambia il risultato.
Regole visive. Un pittogramma stabilisce una regola senza bisogno di spiegazioni verbali. Basta che il bambino lo veda. Un gelato con una x rossa sopra si capisce al primo sguardo, e comunica che in quella stanza il gelato resta fuori.
Sequenze e autonomie. Rendere visive le sequenze delle attività quotidiane sostiene l’autonomia, dall’insegnare a lavarsi i denti in avanti. I pittogrammi associati a timer visivi facilitano le transizioni e la programmazione della giornata, attraverso agende visive.
Chi ricorre alla comunicazione aumentativa alternativa e a quali condizioni
La CAA è uno strumento versatile, adatto a contesti diversi e a mani diverse, a due condizioni precise.
La prima. Il pittogramma deve essere riconosciuto dal bambino. Con le difficoltà sensoriali che accompagnano spesso l’autismo, questo riconoscimento non è scontato.
La seconda. L’introduzione deve essere graduale e mirata, costruita sulle esigenze individuali e sul percorso in corso. Il bambino deve capire a cosa serve lo strumento e come si maneggia.
PRO TIP
Introduci un pittogramma alla volta e tienilo negli stessi punti della casa per almeno due settimane. La costanza della posizione conta quanto il disegno, perché riduce lo sforzo di ricerca e rende automatico il gesto.
ATTENZIONE
Un set di immagini scaricato da internet e attaccato al frigorifero senza una valutazione logopedica ha vita breve. Lo strumento regge quando nasce dal profilo comunicativo del bambino e viene condiviso tra famiglia, scuola e terapia.
I pittogrammi tolgono la parola? No, la sostengono
Il ricorso ai pittogrammi non sostituisce il linguaggio verbale, al contrario lo sostiene. Un bambino che ha accesso alla parola sceglierà la parola, per praticità e rapidità, invece di comporre frasi con le immagini.
I pittogrammi trovano posto in tutti i contesti della vita quotidiana, a casa, a scuola e durante le terapie. Funzionano come strumento comunicativo e come gesto di accoglienza. Dicono al bambino che chi ha davanti è disponibile a comunicare nella sua modalità. A scuola la scelta si intreccia con la consulenza scolastica e con il lavoro dell’equipe.
Da dove partire con la comunicazione aumentativa alternativa
La comunicazione aumentativa alternativa non è un ripiego per chi non parla. Rende accessibile la comunicazione a chi la elabora per vie diverse, e i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’autismo ricordano quanto pesi il supporto precoce sulla qualità della vita. In Italia il quadro istituzionale fa capo all’Osservatorio Nazionale Autismo dell’Istituto Superiore di Sanità.
Se hai dubbi su quali strumenti servano a tuo figlio, o alla classe che segui, prenota la tua consulenza gratuita. Nel primo incontro guardiamo insieme il profilo comunicativo e capiamo quali strumenti reggono il percorso, a casa e a scuola. La rete multidisciplinare di Comunica con Me ti affianca passo dopo passo.





