Neurodiversità e neurodivergenze, cosa distingue una persona neurotipica da una neurodivergente e perché il contesto conta più della diagnosi ricevuta.
Dopo anni di patologizzazione dei disturbi del neurosviluppo, abbiamo scelto una direzione diversa. Servizi costruiti attorno alla neurodiversità intesa come paradigma della normale condizione umana, variabile per natura. Non un’eccezione da correggere, una caratteristica della specie.
Che cosa significa neurodiversità
La neurodiversità si riferisce alla variabilità neuro-cognitiva praticamente infinita all’interno della popolazione umana della Terra. Indica il fatto che ogni essere umano ha un sistema nervoso unico, con una combinazione unica di abilità e bisogni.
Siamo tutti neurodiversi, perché non esistono due esseri umani sul pianeta esattamente uguali. La neurodiversità non è una categoria diagnostica e non descrive un gruppo ristretto di persone. Descrive la popolazione intera. Confonderla con la diagnosi è l’errore più frequente, e cambia il senso del discorso.
La differenza tra persona neurotipica e persona neurodivergente
Dentro questo paradigma si distinguono le persone neurotipiche da quelle neuroatipiche, o neurodivergenti. La distinzione non stabilisce una gerarchia. Segnala che alcuni sistemi nervosi elaborano informazioni, stimoli e relazioni con modalità che si allontanano dalla media statistica.
Il punto non è quanto una persona si discosta dalla norma. Il punto è quanto il contesto attorno a lei è costruito per accoglierla. Una classe con luci al neon e rumore costante produce difficoltà che la stessa persona non incontra in un’aula silenziosa. La difficoltà nasce dall’incontro, non dalla persona.
Di quali neurodivergenze ci occupiamo
In Comunica con Me abbiamo la possibilità di stare accanto alle persone neurodivergenti ( Autismo, ADHD, DSA, alto potenziale cognitivo) e ai loro famigliari sostenendoli con percorsi di consapevolezza e di parent traning.
Le persone neurodivergenti spesso non vengono viste, accolte e supportate in modo adeguato. Soprattutto, non vengono supportate in modo rispettoso del modo di stare al mondo di ognuno, senza richiedere una neurotipicizzazione.
Il percorso di consapevolezza non chiede alla persona di sembrare neurotipica. Chiede al contesto di fare spazio.
ATTENZIONE
Neurodiversità e neurodivergenza non sono sinonimi. La prima descrive la variabilità dell’intera popolazione umana, la seconda un funzionamento che si allontana dalla media. Usarli come equivalenti svuota il primo termine del suo significato.

Le persone che si sentono invisibili
Il contesto in cui siamo inseriti ha bisogno di fare spazio a chi ha ricevuto una diagnosi di disturbo dello spettro autistico senza compromissioni intellettive e linguistiche, o di ADHD, o di alto potenziale cognitivo. Sono le persone che si sentono e si definiscono invisibili. Non viste, non riconosciute.
L’invisibilità ha un costo preciso. Nessun adattamento a scuola, nessuna comprensione al lavoro, e la sensazione costante di dover giustificare una fatica che dall’esterno non si vede. Molte diagnosi arrivano in età adulta proprio per questa ragione, e lo stesso meccanismo pesa sui percorsi di inclusione in azienda.
Il supporto a chi accompagna
Per la stessa ragione abbiamo pensato a percorsi di supporto per genitori e per adulti che a vario titolo si occupano di bambini, adolescenti e adulti neurodivergenti. Insegnanti, personale educativo, professionisti sanitari e del sociale.
Chi accompagna ha bisogno di strumenti concreti, di un linguaggio condiviso con gli altri adulti coinvolti e di uno spazio dove portare la propria fatica senza sentirsi giudicato. Un genitore lasciato senza sostegno davanti a una diagnosi resta il punto debole di qualsiasi progetto educativo, per quanto ben costruito.
Vale lo stesso per chi lavora nella scuola. Un insegnante che conosce il funzionamento della classe interviene sull’ambiente prima che sul comportamento, e riduce il numero di situazioni che degenerano. Il paradigma della neurodiversità entra in aula da lì, dalle scelte pratiche sulla luce, sul rumore, sui tempi e sulle consegne.
PRO TIP
Quando parli della neurodivergenza di tuo figlio a scuola o in famiglia, descrivi il funzionamento invece della diagnosi. Ha bisogno di sapere in anticipo cosa succede dice più cose, e apre più porte, di ha un disturbo dello spettro autistico.
Perché tutto questo conta
Riteniamo essenziale, proprio per la mission che ci siamo posti, dare a tutti e a ognuno la possibilità di essere visti per quello che sono. Il quadro istituzionale italiano sull’autismo fa capo all’Osservatorio Nazionale Autismo dell’Istituto Superiore di Sanità, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità insiste sul diritto delle persone neurodivergenti a un supporto che ne rispetti l’autonomia.
Se hai dubbi su come orientarti tra diagnosi, servizi e percorsi, prenota la tua consulenza gratuita. Nel primo incontro guardiamo insieme la tua situazione, capiamo di quale supporto hai bisogno adesso e ti indichiamo i professionisti della rete multidisciplinare di Comunica con Me.





