Autismo negli adulti, i segnali che portano al dubbio, perché tante diagnosi arrivano tardi soprattutto alle donne e come avviare un percorso diagnostico.
Dopo secoli di silenzio, negli ultimi anni l’autismo ha guadagnato spazio e visibilità. Ne parlano i media, il personale medico e psicologico, il corpo docente. E ne parlano le persone autistiche stesse, protagoniste di una narrazione che racconta cosa significa vivere, studiare, lavorare, curarsi e costruire relazioni affettive in un mondo neurotipico.
Con questa conoscenza cresce il numero di persone adulte che si chiedono, non sarò anch’io un po’ autistico. Farsi questo dubbio va bene, e l’autismo negli adulti resta il territorio meno esplorato di tutti.
Perché il dubbio arriva proprio adesso
Quando si parla di autismo negli adulti ci sono tre motivi ricorrenti portano una persona adulta a considerare l’ipotesi. Una diagnosi arrivata da poco per un figlio o una figlia, oppure la presenza di una persona autistica in famiglia. Il riconoscimento su di sé di comportamenti, difficoltà e punti di forza associati all’autismo. Il fatto che siano le persone intorno a te a notarli, e a dirtelo.
Quello che gli altri ti ripetono da sempre
Partiamo dall’ultimo motivo, perché il dubbio nasce spesso dallo sguardo altrui. Ti dicono che sei una persona strana, che non capisci le battute, che prendi tutto alla lettera. Troppo diretta, troppo pignola, troppo ligia alle regole, poco flessibile davanti ai cambi di programma. Che non hai empatia, che non guardi le persone negli occhi, che non cogli sentimenti e intenzioni reali. Se qualcuno prova a dirti in modo implicito che gli piaci, tu non lo cogli, e passi per una persona ingenua.
Ti dicono che reagisci in modo esagerato a odori, suoni e luci che non disturbano nessun altro, e qui entra il funzionamento del sistema sensoriale. Che sei schizzinosa con il cibo, che parli sempre degli stessi argomenti e monopolizzi la conversazione. Che al lavoro non sorridi mai, non sopporti le interruzioni, salti l’aperitivo e la cena di Natale, e quando ci vai il disagio si vede. Che somatizzi lo stress e hai comportamenti ripetitivi che gli altri trovano fastidiosi.

E poi c’è chi ti dice che hai i superpoteri
Quando si parla di Autismo negli adulti ci sono diversi falsi miti che emergono con regolarità.
Che hai una concentrazione fuori norma. Su un’attività che ti interessa non senti la stanchezza e resti in immersione per ore, al punto di dimenticare di mangiare e bere. Che hai una memoria fuori dal comune, e trattieni dati, immagini e conversazioni che nessun altro ricorda. Che non ti sfugge un dettaglio, che vedi mentalmente modelli e processi articolati e individui dove stanno le falle da sistemare.
Che sei una garanzia di puntualità e aderenza alle consegne, e che lavorare con te è bello perché tutto resta chiaro e scritto. Che nelle emergenze non perdi la calma quando conosci la procedura. Che hai sempre un piano B, perché prevedi lo scenario peggiore che gli altri sottovalutano. Che in quello che ti piace il livello è alto, dalla musica al calcolo alle arti figurative, con la classica pagella Asperger, voti alti nelle materie preferite e insufficienze nelle altre. Un profilo che a volte si intreccia con l’alto potenziale cognitivo. E che sei una persona onesta e leale, di cui ci si fida.
Perché nessuno se n’era accorto prima
Se molte di queste situazioni ti appartengono, l’ipotesi dello spettro autistico regge. E arriva il dubbio successivo, com’è possibile che finora non se ne sia accorto nessuno. Succede, soprattutto a una donna. Io ho ricevuto la mia diagnosi a 43 anni.
Le diagnosi in infanzia e adolescenza sono migliorate negli ultimi anni. Le persone autistiche della Generazione X, nate tra il 1965 e il 1980, sono sfuggite a quel filtro, soprattutto quando hanno iniziato a parlare nei tempi dei coetanei e i tratti restavano poco marcati. Molte si sono sentite definire introverse, asociali, anaffettive, o semplicemente strane, per tutta la vita.
Poi c’è il fenotipo femminile in merito all’autismo negli adulti. Per decenni la letteratura scientifica ha presunto che lo spettro autistico riguardasse in prevalenza i maschi e si è concentrata sul loro funzionamento. Un bias diagnostico vero e proprio. Le donne autistiche sviluppano fin dall’infanzia maggiori capacità di camuffamento, il masking, migliori capacità comunicative, meno comportamenti ripetitivi, interessi focalizzati socialmente accettabili e quindi rinforzati nelle bambine.
Poi arrivano gli stereotipi, del tipo se hai una relazione di coppia, figli, un lavoro e provi empatia allora non sei autistica. Il risultato è una donna diagnosticata ogni due uomini, e diagnosi più tardive. Noi donne autistiche spesso sembriamo normali. Raccontando come viviamo le situazioni della vita, riusciamo a farci riconoscere.
PRO TIP
Prima del colloquio diagnostico scrivi un elenco di episodi concreti dell’infanzia e dell’adolescenza, non di etichette. Un compleanno lasciato a metà per il rumore vale più di dieci righe sul tuo carattere, e il personale clinico lavora su quello.
ATTENZIONE
Nessun questionario online ha valore diagnostico. Serve a orientare la riflessione e a decidere se avviare una valutazione, con personale neuropsichiatrico specializzato nella diagnosi in età adulta.
Cosa fare per togliersi il dubbio
Il primo passo è un test di autovalutazione. Non ha valore diagnostico, e serve a costruire una riflessione guidata su di te. Se il risultato mostra tratti autistici, il passo successivo è un percorso diagnostico accompagnato da personale neuropsichiatrico specializzato nell’autismo negli adulti. Il quadro istituzionale italiano fa capo all’Osservatorio Nazionale Autismo dell’Istituto Superiore di Sanità, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che l’autismo accompagna la persona per tutta la vita.
Se hai fatto il test e non sai come leggere il risultato, prenota la tua consulenza gratuita. Nel primo incontro guardiamo insieme la tua storia, capiamo se ha senso avviare una valutazione e ti indichiamo i professionisti della rete di Comunica con Me. Una diagnosi in età adulta non cambia chi sei. Ti dà il vocabolario per raccontarlo.





